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In un piccolo borgo della Provincia dell'Aquila regnava un silenzio irreale quasi assordante che a Roberta faceva più paura delle rumore tremendo delle scosse di terremoto che fino ad un attimo prima avevano scosso la terra abbattendosi su tutto il paese e sulla sua casa. Già, perché mentre le scosse di terremoto polverizzavano gli edifici, l'istinto di sopravvivenza aveva preso il sopravvento sulla paura, infondendole quel coraggio che Roberta, in quel momento, sentiva di aver perso. Troppe cose nel breve volgere di pochi mesi avevano stravolto la sua tranquilla esistenza: la morte della nonna che l'aveva cresciuta e che per lei era un riferimento aveva creato un vuoto incolmabile nel suo cuore e vedere la casa costruita ancora dal nonno dove con lei e la mamma era cresciuta ridotta a quattro muri traballanti, senza più un tetto, circondata da cumuli di detriti, sembrava toglierle le ultime energie. Ma Roberta non poteva lasciarsi andare, se non per lei per il bimbo che aspettava, per quella vita che non poteva ancora decidere se arrendersi oppure no.
Così mentre pensò intensamente che non poteva lasciarsi andare chiedendo alla nonna di darle dal cielo la forza uno scricchiolio attirò la sua attenzione. Arrivava da un piccolo buco sotto un cumulo di macerie vicino a lei dove aveva trovato rifugio. La distruzione sembrava totale, Roberta credeva di essere rimasta sola in quel paese ma quel miagolio dimostrava il contrario!Apparve un gomitolo bianco con due grandi occhi azzurri. Il gatto miagolando si avvicinava senza paura alla donna e quando la raggiunse saltandole in grembo la riempi' di fusa. Roberta si fece coinvolgere da tanto affetto e contraccambiò con grattatine e abbracci.
Quel gatto che si rivelò una micia e per giunta in dolce attesa anche lei le aveva fatto passare la paura e ridato la voglia di vivere che il terremoto le aveva violentemente portato via.
Mentre le due mamme si facevano coraggio coccolandosi dall'esterno arrivarono delle voci di gente che chiedeva se ci fosse qualcuno, mentre Roberta cercava di farsi sentire la gatta era sgusciata fuori da una fessura attirando l'attenzione continuando a miagolare verso il rudere della casa dove era imprigionata Roberta.
Così gli uomini estrassero Roberta dalle macerie, erano vicini che abitavano due isolati più lontano.
Nessuno di loro aveva mai visto la gatta prima, sembrava proprio sbucata dal nulla.
Quella gatta dal mantello candido sembrava proprio un angelo pensò Roberta, e come un angelo custode l'aveva aiutata conducendo quegli uomini da lei per portarle aiuto.
Le due mamme divennero inseparabili, e la gatta, che Roberta chiamò Bianca; con la sua presenza silenziosa ma forte, saggia e amorevole che sembravano quelli di una nonna lentamente aveva ridato la forza e il coraggio che Roberta aveva temuto di perdere e sembrò quasi guidarla in quei mesi di dolce attesa al lieto evento. Perfino il giorno del parto fu lo stesso per entrambe. Quando nacque il piccolo Marco, Bianca diede alla luce tre bellissimi gattini. Furono giorni sereni, di gioia immensa in cui la donna si senti in forte simbiosi con la miciona Bianca.
Una sera, quando ormai Roberta aveva ripreso la sua vita e superato le difficoltà, la gatta che si era acciambellata su di lei come faceva spesso,la guardò con occhi più intensi del solito colmi d'amore e fiducia,sembrò quasi dire "adesso sei forte, non hai più bisogno di me. Continua da sola il tuo cammino per te e per il tuo cucciolo"poi con la sua solita eleganza, scese lentamente dalle sue ginocchia e si avvio verso l'uscita. Ma prima di andar via per sempre si girò verso Roberta, lo fece per salutarla un ultima volta come faceva sua nonna ogni volta che usciva per le sue faccende nei campi, ed allora alla donna, in quel momento in cui la realtà si confuse con il sogno. Le sembrò di vedere un sorriso sul muso di quel meraviglioso angelo bianco dalle sembianze feline.
Cristina Corsi
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