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Cristina...

 

Mi chiamo Cristina, Cris per gli amici, la mia età è quasi giunta a metà del cammino che sembra esserci stato concesso su questa terra, amo moltissimo i gatti e la buona cucina e tutto quello che ha a che fare con la fantasia!

La mia vita si può descrivere come irrequieta e molto intensa anche se spesso mi sono sentita più una spettatrice che una protagonista....: sono una di quelle persone che amano assistere alla propria vita ritenendo in cuor loro impropria qualsiasi ambizione a viverla.

Tutto questo fino a circa due anni fa quando una strana malattia, rara e per la quale la scienza sembra ancora navigare in acque poco rassicuranti, mi ha invasa nel vero senso del termine e mi ha costretta fisicamente e moralmente a fermarmi e guardare in faccia il mio percorso: sono stati momenti molto difficili, come fossi stata gettata in un vortice che mi ha lasciata tramortita spaventata ai piedi della mia esistenza.

In poco tempo tutto quello che mi caratterizzava, o meglio che pensavo mi caratterizzasse, la mia voglia di libertà, il lavoro che mi piaceva moltissimo e per il quale avevo fatto tanti sacrifici, la mia vita sociale, la mia femminilità fatta di profumi, cappelli scuri ricci e lunghi che erano la mia forza, tutto, mi è stato strappato e sono rimasta nuda, come al momento della nascita davanti ad un futuro che mi terrorizzava.

Mi sono sentita persa ed è stato in quel momento che ho avuto la percezione chiara che tra tutte le battaglie che l'uomo può pensare di combattere quella contro se stesso è la più difficile.

Ho dovuto raccogliere i pezzi e ripensarmi, guardarmi negli occhi e riconoscermi al di là dell'immagine straniera che mi appariva. Ho dovuto superare il vittimismo e la rabbia per quello che mi era accaduto fino a sentire che forse questa malattia bastarda è stato il modo con cui la vita mi ha brutalmente costretta a fermarmi, abbandonare la zavorra delle apparenze e delle tante maschere che negli anni mi ero costruita e ripartire avendo nel cuore solo l'essenziale: l'Amore.

Pian piano ho imparato a lasciare andare il bisogno di controllare tutto e tutti e ad arrendermi, a lasciare andare le ferite e perdonare, a lasciare andare la paura ed accettare...un lungo percorso per il quale sono ancora in viaggio e che se qualcuno di voi vorrà potrò raccontare....

In tutte queste vicende ho avuto un amico fedele e leale, un compagno di viaggio che senza parole mi faceva sentire il suo affetto, una presenza rassicurante e beffarda che mi impediva di prendermi troppo sul serio: Pepito un norvegese stupendo, almeno per me, con due occhioni color giallo oro di una profondità indescrivibile che con la luce si arricchivano di mille sfumature calde e luminose.

Fin dal momento della nascita ho condiviso la mia quotidianità con dei gatti di razze diverse, il primo gatto della mia vita è stato un siamese che i miei genitori raccontano portassi in giro per la casa in una carrozzina al posto delle bambole....povera bestia!

I gatti mi hanno sempre affascinata per la loro fierezza ed indipendenza e la capacità innata di essere sempre un po' "altrove", di non contaminarsi mai con la grettezza dell'esistenza.....avete presente quando ad esempio si rompe un bicchiere ed il gatto ci passa sopra regale senza farsi nemmeno un graffio come camminasse sulla seta?!

Io tornavo a casa dall'ufficio affannandomi in mille attività frenetiche cariche di ansia e c'era sempre il gatto di turno che dal bracciolo di una poltrona, da un tavolo o dal ripiano di una libreria mi osservava placido e sornione incuriosito da tutta questa attività inutile carica di ansia con uno sguardo ironico nel suo stupore.

Pepito era molto di più di tutto questo, era speciale, un gatto magico come quello della favola del gatto con gli stivali avete presente?

Pepito è arrivato in casa mia un anno prima che mi ammalassi e subito ha dimostrato di essere fuori dal comune...

Aveva stabilito un rapporto molto stretto con me, con grande disappunto di mio marito che spesso lo chiamava inutilmente assistendo poi a come correva da me appena lo nominavo.

Gli avevo insegnato a riportare le palline e in seguito qualsiasi oggetto come fosse un cane addestrato e quando voleva giocare si piazzava vicino a me con un oggetto in bocca in attesa che lo prendessi e glielo tirassi.....era diventato un'attrazione per gli amici che rimanevano stupiti da questa capacità.

Quando mi sono ammalata è stato capace di farmi sentire l'affetto con una delicatezza che non ho trovato negli esseri umani.

Mio marito stava fuori casa tutto il giorno per lavoro e noi vivevamo in simbiosi al punto che ancora prima mettessi in atto la decisione di alzarmi dal letto o spostarmi lui lo sapeva ed era già pronto a seguirmi, mi leggeva nel pensiero!

Un giorno di inizio febbraio Pepito ha iniziato a non mangiare ne bere e a non muoversi, ho chiamato il veterinario e mi ha detto che c'era una colica renale un blocco renale in corso, lo ha portato via d'urgenza, ha fatto tutti gli esami ma non c'era più nulla da fare...io ho voluto portarlo a casa e tentare di salvarlo con flebo due volte al giorno, Pepito docile si faceva fare ogni cosa, all'alba del 9 febbraio trascinandosi è salito sul mio letto, era debolissimo, mi si è messo vicino come faceva di solito, io gli ho preso la zampona, e gliela accarezzavo piano, lui mi guardava come per dirmi "adesso devi lasciarmi andare", "è giunto il momento, sono stanco non ce la faccio più" siamo rimasti così fino a mattina.....poi è venuta una mia amica veterinaria e lo ha portato a fare l'eutanasia...l'ho messo nel suo trasportino coperto dalla sua coperta blu, ci siamo guardati un'ultima volta e salutati col cuore sapendo che non ci saremmo più rivisti in questa vita.

Sono passati tre mesi ma ogni martedì, il 9 febbraio era un martedì, penso a lui e mi scendono le lacrime....direte che sono troppo sensibile o esagerata ma per me è stato un dolore grandissimo...adesso le mie giornate trascorrono in casa nella quasi totale solitudine. Spesso mi trovo a chiamarlo e poi darmi della stupida perché non c'è più....

A questo punto della mia vita ho conosciuto Linda, una persona che ama gli animali con tutto il cuore, piena di umanità e capacità di sentire i bisogni di chi la circonda.

Le ho raccontato la mia storia e della morte del mio Pepito e lei mi è stata molto vicina.

Abbiamo parlato dei gatti del suo allevamento, mi ha raccontato come li cura e mentre parlava traspariva il grande amore per i suoi animali oltre che per gli animali in generale. Ho saputo che appena può si occupa degli animali abbandonati insieme ad altri volontari e cerca di trovar loro una casa. Le ho anche detto che a causa della mia malattia temevo di non poter avere più un gatto nella mia vita perchè  fra le altre cose mi portava ad avere mille allergie ed intolleranze, potevo sopportare i gatti norvegesi ed in particolare quelli siberiani che hanno delle caratteristiche molto particolari che riducono praticamente a zero la carica di allergeni della saliva e della cute.

Ci siamo conosciute e Linda mi ha permesso di visitare il suo allevamento....luogo incantato.....all'inizio a parte la mamma gatta con i piccoli tutto tace poi quasi magicamente, come tanti gnomi compaiono splendidi musetti e splendidi occhi che animano con elegante discrezione tutta la stanza...che spettacolo!Linda e la sua famiglia sono persone speciali......hanno tanto amore fra loro e da dare e quando si entra nella loro calda casa, questo amore si respira nell'aria e si sente in ogni gesto.....  ora sto aspettando un suo cucciolo dolce e paffuto di nome Hattila!

Hattila un guerriero coraggioso, anche se ancora in fasce, si fa per dire!

Hattila che ha suggellato la nostra amicizia......grande dono della vita.

Se volete lo potete trovare sul sito tra i cuccioli ceduti, cucciolata H, e sempre se volete vi aggiornerò sui suoi progressi!

E  se lo desiderate potete contattarmi su Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ciao a tutti

Cris

 

 

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